Critiche

 

Lo stile inconfondibile di Maria Petrucci si adatta perfettamente alla narrazione di storie di straordinaria quotidianità, Donna di altri tempi testimonia una scelta di soggetto raccolto da un piccolo contesto, quale può essere la casa o un cortile. Si tratta di quello spazio dei ricordi, dei sentimenti ritagliato e riempito di dolcezza e gentilezza, Ne parlano appunto i contorni delle figure, le loro pose, a tratti scomposte, le loro insolite proporzioni

Salvo Nugnes
Presidente di Spoleto Arte

 

C’e un fare arte che ha una scintilla in più, la storia ce lo insegna. Un momento patriarcale e misogino ci copre gli occhi ma è indubbio che le opere d’arte eseguite dalle donne hanno quella scintilla che avvicina l’artista alle pratiche alchemiche. La materia non è altro che un mezzo perché lo spirito tram,ite l’artista trasmuti l’oggetto inanimato in creatura. E’ così che si può comprendere il fare arte di Maria Petrucci soprattutto nella produzione scultorea. Ogni sua opera è vera trasmutazione, dal caos alla creatura. Le sue mani collegate tramite Psi ed Eros nell’universo interiore scoprono la forma che platonicamente attende di essere liberata, perché infine di Psiche ed  Eros ancora si possa parlare

Prof. Alberto D’Atanasio
Direttore Museo Modigliani e storico d’arte

 

Maria Petrucci si pone nei riguardi dell’arte lignea con intelligente riverenza, espressa in una suggestiva , quanto evocativa dei chiari rimandi alla nostra più antica tradizione scultorea. Le sue opere conservano tutte la portata evocativa dei materiali che le generano e seppur  domate da una manipolazione di grande perizia mantengono la loro cromia e potenza naturale, data dai segni che il tempo ha impresso nei materiali. Quest’uso rispettoso delle qualità estetiche del legno, unito al valore totemico dell’oggetto scultura, da una parte si riallaccia a una concettualità che è propria del sentimento agreste e dall’altra ha una gestualità rituale, capace di fondere armonicamente i fili di una narrazione storica mai sopita

Josè Van Roy Dalì

 

Maria Petrucci con questa struggente rappresentazione plastica dedicata alla fame nel mondo, porge all’osservatore un avvertimento etico a cui si deve prestare assolutamente attenzione. Con questo contatto ligneo formalmente ineccepibile , l’artista conferma non solo una notevole capacità esecutiva, ma soprattutto una cultura le cui radici risalgono all’Espressionismo tedesco, che ha dato il meglio di sé negli anni Venti del secolo scorso. E’ opera di contenuto drammatico, e di sicura energia sapienza nell’arte di sbozzare la materia

Paolo Levi

 

Maria Petrucci usa l’arte scultorea, per ripercorrere con abile destrezza antiche tradizioni collegate ad una certosina lavorazione artigianale. Le sue sculture, acquistano una dimensione prospettica  di elegante e aggraziato movimento

Renato Manera del museo Canova

 

La ricchissima ed elegante produzione artistica di Maria Petrucci che spazia da dipinti alla scultura al figurativo ha un sapore familiare. Vi è calore e vi è il racconto di qualcosa di perduto dalla coscienza moderna ma allo stesso tempo così profondamente radicato che è impossibile non riconoscerla è il sapore della terra della natura del lavoro manuale sono le nostre radici che non vogliono e non possono essere dimenticate. L’artista predilige il legno per dare vita alle proprie creature che da esso acquistano vitalità calore sinuosità. Maria Petrucci ha l’innata capacità di infondere alle proprie creature la vita non si tratta di immobili riproduzioni ma di personaggi vivi dinamici che lasciano facilmente immaginare l’azione completa che stanno compiendo  come se si svolgesse proprio davanti ai nostri occhi.

Flavia Sagnelli
Curatrice d’Arte